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Quando la fotografia diventa controllo e sorveglianza

  • 13 gen
  • Tempo di lettura: 1 min

La fotografia non è più soltanto un linguaggio visivo o uno strumento di memoria.


Nell’era digitale si è trasformata in una vera e propria infrastruttura di sorveglianza, capace di raccogliere, archiviare e analizzare dati visivi su scala globale. Parlare oggi di fotografia e sorveglianza significa interrogarsi sul modo in cui le immagini vengono utilizzate per identificare individui, prevedere comportamenti e orientare decisioni automatiche all’interno di sistemi tecnologici complessi.



Le fotografie non vengono più semplicemente guardate: vengono lette da algoritmi, confrontate all’interno di database, integrate nei sistemi di riconoscimento facciale e nelle infrastrutture urbane digitali.


Questo passaggio segna una trasformazione profonda del ruolo dell’immagine, che da documento del reale diventa elemento attivo nei meccanismi di controllo sociale. Comprendere questa trasformazione è fondamentale per chi produce immagini, le utilizza professionalmente o vive immerso in un ambiente visivo sempre più automatizzato.



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