Photographs
The Ghost Village
Partii alla ricerca del paese fantasma, su incarico del Festival Internazionale della Fotografia di Roma, nel 2003, per realizzare una serie di scatti che sarebbero andati in mostra di lì ad un mese.
Tutto quello che sapevo di Buzescu era che si trattava di un nuovo insediamento stanziale di Rom in Romania, a nord del paese, nel raggio di 700 Km dalla città di Arad, e tutto quello che avevo erano alcune fotografie riportate su una rivista francese dalla cui redazione non fui in grado di avere ulteriori informazioni. Arrivai a destinazione ed ingaggiai Flavius, un ragazzo sveglio del luogo, con auto e contatti di vario tipo. Ci incontrammo nel mio albergo e lui mi disse subito "Io conosco puttane, poliziotti e criminali. Possiamo arrivare dove vuoi." Mi disse anche che sapeva dove trovare le case zingare che cercavo. Mi sentii a cavallo.
Il fenomeno degli insediamenti stanziali zingari risale ad una decina di anni fa e nasce dall'esigenza primaria di testimoniare il passaggio su questa terra di un popolo nomade, che per tradizione non lascia tracce dietro di sè. Case e palazzine in muratura hanno cominciato a spuntare come funghi sia in Romania, che in Moldavia, in Bosnia e generalmente nell'area dell'est europeo. In Romania, per ciò che l'esperienza mi ha mostrato, questi insediamenti nascono in forma sparsa, con qualche casa che sorge limitrofa alle abitazioni dei rumeni, in paesini e cittadine già esistenti come Lipova, Syria, Strehaia, Timosoara, soprattutto a nord e ad ovest del paese. Ma questo non era il caso di Buzescu, un insediamento che aveva dato origine ad un vero e proprio agglomerato urbano puro, di sole abitazioni, senza servizi né infrastrutture. Buzescu, nasce intorno al 2000, in mezzo al nulla della sterminata e deserta campagna rumena.
Nonostante le ricerche, e oltre 3000 Km. percorsi, ciò che Flavius mi aveva fatto scoprire nella prima settimana di permanenza erano state case zingare sparse qua e là all'interno di villaggi rumeni.
Tre giorni prima del rientro previsto, decisi che Arad e dintorni non potevano più darmi nulla, così decisi di tornare a Bucarest per passare almeno un paio di giorni a girare per la città.
Avevo scattato molte fotografie, ma non c'era Buzescu, e non potevo far finta di essere contento e soddisfatto, forse avrei dovuto rifiutare l'incarico che mi era stato affidato dal Festival della Fotografia di Roma. Questi pensieri si rincorrevano nella mente, mentre in aereo tornavo a Bucarest.
Arrivai all'aeroporto nazionale, dove non ci sono taxi perché non si fanno buoni affari come nell'aeroporto internazionale Otopeni, e mi ricordai che all'andata avevo conosciuto un tassista, Florin, lo chiamai.
Era un uomo buono, piccolo di statura e dedito al lavoro ed alla famiglia. Parlava uno strano italiano, a volte incomprensibile, mi ospitò a casa sua perché non avevo un posto dove andare. Lui e sua moglie Maria furono ospitali e calorosi, e parlando a cena con loro delle mie infruttuose ricerche, Florin mi disse che aveva sentito parlare di un paese simile, che stava a circa 200km da Bucarest. Avevo un solo giorno rimasto nel mio carnet delle occasioni e lo spesi per fare l'ultimo tentativo. Di buon mattino, Florin ed io ci mettemmo in macchina, incamminandoci pian piano verso destinazione. Viaggiavo con qualche speranza ma non volevo un'altra delusione, anche se ero già pronto a subirla. Dopo circa 4 ore di viaggio, giungemmo all'inizio di un paesino sperduto nella verde campagna rumena. Florin fermò l'auto. "Questo dovrebbe essere il paese", mi disse indicandomi lo stradone. Aveva una terribile paura degli zingari, come del resto gran parte dei rumeni. Da queste parti si dice che i Rom siano cattivi e che rapiscano i bambini, di conseguenza tra zingari e rumeni non corre buon sangue, vivono separati sfiorandosi appena. Ma riuscii ugualmente a strappargli un giro veloce in auto, barricati dentro, fino in fondo allo stradone e ritorno, almeno per avere una visione globale del paese. Florin accettò, facemmo un giro rapidamente ed al ritorno si fermò esattamente nello stesso punto di prima. Spense l'auto, tirò fuori gli occhiali dal taschino della giacca, prese il giornale dalla tasca dello sportello e si mise a leggere. Ma avevamo trovato il paese fantasma! Le case sui ritagli del giornale erano proprio quelle. Scesi dall'auto e mi incamminai per il paese, un po' timoroso ma pieno di entusiasmo.
